about me
marenell
Paola Marinelli
Il primo forte ricordo radicato nell’evoluzione della mia fantasia, lo ritrovo nell’insieme delle figure che ogni giorno mi apparivano, nelle mattonelle bianche e blu dei pavimenti della casa in cui scoprii di essere venuta al mondo in via Antonini 68, a Sarezzo (BS). Quei colori informi mescolati sul pavimento, ogni giorno, mi raccontavano storie diverse… cercavo tra i contorni e quel mescolio informe i personaggi delle mie personali fiabe quotidiane.
Nei primi anni ’90 frequento “in città” il liceo Scientifico Sperimentale Artistico. Trascorro quegli anni rapita dalla copia dal vero, mentre ricamo con la stilografica ogni foglio dei volumi che sul banco ero obbligata a tenere aperti. Riempio ogni spazio vuoto con volti stilizzati, accostati senza spazio, dalle espressioni più diverse.
Da maggiorenne mi trasferisco a Firenze per frequentare l’Accademia delle Belle Arti, laureandomi nel 2003, indirizzo Pittura. In aula copie dal vero, sul retro dei blocchetti delle comande dei bar e ristoranti in cui lavoravo, invece, finivo le bic nei miei moduli e “faccine”…Quegli scarabocchi finivano nella mia camera, e nel mio mondo diventavano grandi quadri colorati. Segno e colore liberi per me, grafiche per magliette o moduli più o meno fruibili per gli altri.
Inizio per lavoro ad occuparmi di Interior design, per Cps Spa, e scopro che anche le case e le stanze possono essere tele bianche. Divertendomi, mi dedico agli ambienti da vivere giocando con forme, colori e simmetrie.
La pandemia, fermando la mia routine quotidiana, mi ha permesso di dedicarmi alla pittura, con la voglia di trasformare il mio alfabeto grafico su oggetti da vivere, toccare ed indossare. L’idea di poter abbracciare un quadro tridimensionale e morbido, l’illusione di creare grafiche che vivono trovando il loro posto nello spazio quotidiano suscita emozione… e continuo, passati i quaranta, a vedere personaggi e volti ovunque io guardi.
Il mio lavoro...
Mi ha sempre affascinato l’idea di costruire un tutto senza annullare le singole parti.
I volti come identità dei singoli, nasi, bocche e occhi come alfabeto di sentimento.
Ricostruire figure umane facendo dei nasi le braccia, gli occhi come teste e le labbra che si trasformano in gambe… lasciare “ballare” queste figure in uno spazio che ne determina le relazioni, le singole espressioni delle facce date dalle direzioni del segno si combinano creando dei momenti di relazione unici.
Prendersi del tempo e liberare lo sguardo per rileggere più volte storie diverse, partire da una piccola porzione per ricostruire la narrazione, oppure lasciarsi avvolgere dall’insieme.
Ogni porzione mantiene una sua dignità individuale che viene esaltata se messa in relazione con le altre.
La ripetizione rimanda ad una stabilità che aiuta l’occhio ad accettare l’insieme e lo rende familiare.
Il colore come un compagno magico gioca, tra le simmetrie e le emozioni, con le singole linee accettandone i limiti.
La sfida continua è riuscire a crearne ogni volta di nuovi, cercando di lasciare unico ogni pezzo.
